La genesi tra vigne, delizie e potere secentesco
Nell’affascinante cornice della collina torinese, la Villa della Regina si erge non solo come monumento architettonico, ma come simbolo di un’epoca di profonda trasformazione politica e culturale. Nella conferenza di ieri sera, Simone Fiammengo ha ricostruito con precisione le tappe fondamentali che portarono alla nascita di questa “vigna di delizia”.
Una nascita sotto il segno di Maurizio di Savoia
Il racconto di Fiammengo parte dal 1615, anno in cui il cardinale Maurizio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I, decise di edificare una residenza che rispecchiasse il suo status di colto mecenate. Contrariamente a quanto si possa pensare, la Villa non nacque inizialmente per una “Regina”, ma come ritiro intellettuale e spirituale per un principe della Chiesa.
L’influenza romana e il progetto di Ascanio Vitozzi
Uno dei punti focali della conferenza riguarda il legame stilistico con l’ambiente romano. Fiammengo sottolinea come Maurizio, avendo vissuto a Roma, volesse importare a Torino il modello delle ville cardinalizie laziali.
- L’architetto: Il progetto originario è attribuito ad Ascanio Vitozzi, colui che disegnò anche Piazza Castello.
- Il concetto: La struttura fu pensata per integrarsi perfettamente con il giardino a terrazze, trasformando il pendio collinare in un teatro naturale di fontane e giochi d’acqua.
Dalla “Vigna del Cardinale” alla Villa della Regina
Ma quando avviene il cambio di nome? Fiammengo spiega che la trasformazione definitiva nell’attuale denominazione avviene nel XVII secolo, quando la residenza passò ad Anna Maria d’Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II e prima vera Regina del casato sabaudo. Fu lei a promuovere i grandi rifacimenti interni che ancora oggi ammiriamo, chiamando artisti del calibro di Filippo Juvarra.
Un patrimonio ritrovato
In conclusione, l’intervento di Simone Fiammengo non si limita alla cronaca edilizia, ma restituisce la Villa alla sua dimensione umana: un luogo di accademie letterarie, discussioni filosofiche e svago raffinato, che dopo decenni di abbandono nel secolo scorso, è tornato a splendere come uno dei siti più preziosi del circuito delle Residenze Sabaude.
